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Federazione Nazionale Naturopati Professionali - Sindacato dei naturopati - associazione nazionale di naturopatia

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La professione del Naturopata (Enciclopedia Discipline Bionaturali)

 

 

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IL RUOLO DEL NATUROPATA

CODICE DEONTOLOGICO DELLA FE.N.NA.P.

Federazione Nazionale Naturopati Professionali

 

Oggetto della professione del naturopata

Le attività oggetto della professione di naturopata si fondano su metodologie e su tecniche specifiche volte allo studio, alla ricerca, alla consulenza, all'analisi, alla valutazione empirica ed all'intervento sui fenomeni, sui processi, sulle strutture, sugli stili di vita, sugli orientamenti di valore.

La professione di naturopata si svolge attraverso la ricerca, l'analisi e le pratiche naturopatiche aventi come oggetto il mantenimento dello stato di salute quale equilibrio dinamico psico-fisico-sociale. Il suo operato è prevalentemente indirizzato alla prevenzione, ponendosi in relazione al curato, quale guida, consigliere, tutore e curatore.

La professione di naturopata consiste nel consigliare il cliente al mantenimento dello stato di salute, tramite il concorso nel raggiungimento dell’obiettivo perseguito a livello di prevenzione primaria; tramite le dinamiche relative all’individuazione degli obiettivi dissonanti, alterativi, ed in generale entropici; quali cause primarie o secondarie, dirette o indirette, esogene o endogene, individuali o sociali.

La professione di naturopata include le attività di ricerca, di sperimentazione, di pianificazione, di programmazione, di progettazione, di organizzazione, di valutazione, di formazione, di didattica e di consulenza.

1. Il naturopata si occupa della salute e non della malattia; aver cura di diffondere i modelli salutisti è un dovere e non un diritto di ogni individuo.
2. Egli non si sostituisce mai al medico o al terapeuta non convenzionale; (a meno che non ne possieda i requisiti), ma opera in collaborazione con gli operatori medici e paramedici della medicina convenzionale improntando il rapporto professionale al reciproco rispetto.
3. Non compie alcuna diagnosi e/o prognosi rientrante nelle metodiche, tecniche, pratiche, inserite nell’ambito delle conoscenze della medicina accademica.
4. Il suo compito è quello di consigliare, guidare, indirizzare verso stili di vita atti al mantenimento del benessere fisico-psichico-sociale. In tal guisa lo si può considerare quale “educatore olistico”. Egli è un esperto in metodiche non convenzionali, meglio definibili con il termine “medicine complementari”; grazie alla sua visione globale può collaborare con gli addetti dei vari settori della medicina convenzionale e non convenzionale; la sua funzione è quella di consigliare per il mantenimento dello stato di equilibrio, sostituendo il termine “malattia” con le accezioni: disarmonia, squilibrio, disaccordo, errore.
5. Il suo procedere è orientato sui modelli che la natura propone; l’uomo, quale parte della creazione, rispecchia nella sua composizione le leggi insite nella natura. Il naturopata può ricorrere ai rimedi che la natura mette a disposizione, secondo una base normale e naturale. Per rimedi naturali si intendono quelli già pronti all’uso, che la natura offre.
6. Il suo compito principale è quello di guidare per il raggiungimento della prevenzione primaria, ricorrendo all’interazione sociale indirizzata alla presa di coscienza, ai dettami del buon senso comune, alla capacità di autoregolazione e di adattamento, di autocura e del mantenimento dell’omeostasi.
7. L’uomo viene considerato quale sistema integrale composto da: corpo, mente, spirito; la naturopatia sposa: modelli umanitari, complementari, naturali, filosofici e mistici. Nella naturopatia convergono anche le scienze pedagogiche, sociali, antropologiche, nell’ambito del raggiungimento dell’obiettivo olistico.
8. La naturopatia propone la “neutralità terapeutica”, ovvero l’ascoltare senza mai emettere giudizi; il curato, se vuole, accetta i consigli, senza sentirsi sottomesso né obbligato.
9. Il naturopata è anche tanatologo, nel senso che deve lenire l’angoscia esistenziale e provvedere all’accettazione del significato del naturale invecchiamento e del naturale sopraggiungere della morte.
10. Il naturopata è un educatore, che si “impressiona” nell’intima relazione con ciò che è naturale, ed è in grado di trasferire su altri, tale qualità.
11. Il naturopata coglie e trasmette il senso della vita; egli è un “modello ideale relativo” proposto al bisognoso.
12. Il naturopata per la sua formazione è l’uomo integrale, naturale e primitivo nella sua costituzione; mutevole e adattabile nel suo temperamento.
13. Egli conosce la fisiologia e anatomia tradizionale, nella quale il corpo fisico viene considerato in ultima istanza quale rappresentazione confinale dell’individuo.
14. Egli conosce i principi basilari delle medicine tradizionali, in particolare della medicina tradizionale cinese, e della medicina tradizionale indiana.
15. Il naturopata conosce gli elementi basilari della medicina accademica, auspicando nel contempo che gli operatori sociosanitari, conoscano a loro volta gli elementi basilari della fisiologia e medicina tradizionale. In tal guisa la collaborazione e l’interazione sociale tra questi interlocutori risulterà scevra di rumore comunicativo.
16. Il suo operare implica una visione globale dell’individuo e la competenza di un meta-intervento attraverso una conoscenza complessiva, integra e naturale.
17. Nell’ambito dell’attuazione della prevenzione primaria, egli opera intervenendo (con i suggerimenti) solo quando si renda necessario, o solo all’inizio del primo approccio con la realtà disordinata dell’individuo. L’uomo sano è libero, egli si sviluppa in concomitanza con l’evoluzione del creato (coevoluzione) e si scopre sempre più cosciente e compartecipe all’unità del creato.
18. La naturopatia si ripromette di liberare l’uomo dai condizionamenti, pregiudizi, paure, false conoscenze, per ricondurlo verso il proprio sviluppo dell’autocoscienza.
19. Il naturopata, con la propria attività, non deve mai porre in pericolo la salute degli esseri viventi.
20. Il tabagismo e l’eccessivo consumo di bevande alcoliche, dev’essere bandito se si vuole assumere il ruolo del “vero naturopata”; ponendo se stesso come colui che tramite il proprio stile di vita, stimola al ravvedimento. Il fumo passivo è la terza causa di morte, dopo il fumo attivo e l’alcolismo.
21. Non basa la propria attività sul profitto. Per esercitare la professione del naturopata bisogna esprimere ”l’atto di amare”, ovvero l’occuparsi degli altri fraternamente. L’arte della naturopatia è un’espressione del compimento del proprio essere.
22. Il naturopata deve evitare di utilizzare qualsiasi strumento medico nell’espletamento della propria attività.
23. Il naturopata può contare sul sostegno della Associazione Europea di Medicine Tradizionali A.E.ME.TRA., per quanto concerne l’esercizio della sua professione, e la consulenza fiscale e legale.
24. Il naturopata è vincolato al segreto professionale.
25. Egli è obbligato ad ampliare, affinare, approfondire le proprie conoscenze, seguendo i corsi di aggiornamento che la FENNAP propone, e a documentare i corsi didattici frequentati presso altri enti.
26. Egli deve dichiarare le proprie entrate all’ufficio delle imposte e ottemperare a tutte le vigenti leggi in merito alle attività di libero professionista.
27. La qualifica di naturopata non comprende alcune altre specializzazioni; per poter utilizzare altri titoli accademici deve ottenere ulteriori titoli specifici nell’ambito delle proprie competenze (omeopatia, fitoterapia, operatore shiatsu, ecc.)

AZIONI DISCIPLINARI

La trasgressione a una o più norme del codice deontologico, e ogni azione od omissione, comunque disdicevoli al decoro o al corretto esercizio della professione sono punibili con le sanzioni disciplinari previste dalle norme vigenti e avrà come conseguenza la convocazione del socio da parte del Collegio dei Probiviri, tramite lettera raccomandata, che sanzionerà secondo la gravità della trasgressione, e potrà applicare:
a) AMMONIMENTO VERBALE
si tratta di un richiamo scritto comunicato all’interessato sull’osservanza dei suoi doveri e in un invito a non ripetere quanto commesso. Viene applicato nei casi di abusi o mancanze di lievi entità.
b) CENSURA
dichiarazione di biasimo resa pubblica, applicata nei casi di abusi o mancanze lesive del decoro e dignità della professione.
c) SOSPENSIONE TEMPORANEA
sospensione dalla condizione di associato, può essere inflitta sino al massimo di un anno per violazioni del codice deontologico che possono nuocere gravemente a utenti/clienti e altri, oppure generare una più estesa risonanza negativa per il decoro e la dignità della professione.
d) ESPULSIONE
cancellazione dall’associazione che si applica nei casi: tre sospensioni temporanee maturate nell’arco di cinque anni; violazione del codice deontologico e/o comportamento non conforme al decoro e alla dignità della professione di gravità tali da rendere incompatibile la permanenza nell’associazione; in caso di condanna con sentenza passata in giudicato a pena detentiva non inferiore a tre anni per fatti commessi nell’esercizio della professione.

L’associato ha diritto alla difesa, e alla piena reintegrazione qualora non sussistano i fatti accusatori o abbia rimediato alla trasgressione.
a) L’associato sottoposto a procedimento disciplinare deve essere convocato dinanzi al Collegio dei Probiviri con un preavviso di almeno 60 giorni, con lettera raccomandata R.R. Agli atti deve risultare la prova del ricevimento. Un termine minore potrà essere previsto solo con l’accordo dell’associato stesso.
b) Nell’invito a comparire deve essere specificato l’oggetto del procedimento e la possibilità di esame della documentazione.
c) La sanzione disciplinare, potrà essere irrogata in caso di mancata comparizione solo in presenza di prova certa del ricevimento dell’avviso di convocazione
d) Nel procedimento disciplinare l’associato potrà essere assistito da un altro socio o da un legale che sarà presente anche durante l’audizione del socio dinanzi al Collegio.
e) Il Collegio non potrà deliberare sanzioni disciplinari senza aver ascoltato l’associato, i testimoni che potranno essere ritenuti necessari (o loro dichiarazioni scritte), la sua difesa e, ove fosse richiesto e accettato dal Collegio, aver ascoltato testimoni indicati dall’associato e aver concesso un termine per il deposito di documenti e memorie.
f) La decisione del Collegio verrà comunicata verbalmente nel caso di presenza dell’associato o per lettera raccomandata R.R. in caso di assenza.
g) La decisione dovrà essere, sia pure sinteticamente motivata.

 


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